QUENTIN HARRIS | Sacrifice

 

Quentin Harris - Sacrifice

Ritorno sulla lunga distanza per il re indiscusso della garage newyorkese (e non solo). A distanza di 4 anni dall’esordio No Politics il Detroitiano trapiantato nella Big Apple confeziona un disco dalla gestazione lunga e meditata che sterza verso territori di un pop con struttura funky-soul conservando però la classe e l’eleganza solita. La partenza è su toni noti con la ritmica pastosa e gli echi nervosi di “Wait” ma l’energia è massima ed il colpo è forte e assestato dritto al cuore, c’è spazio anche per l’epicità ritmica a contrappuntare aggressiva spoken word in “Paradise” ed il classico ed asciutto tambureggiare da dancefloor di “Baby Gets High” . Ben presto però tutto muove verso un suono frutto di una ricerca che parte da lontano, alla conquista di un soul moderno che riallacci la tradizione con la contemporaneità soulfull house. Va constatato però che non sempre tutto si chiuda con il giro giusto, appare come se il genio di Detroit spogliandosi della sua ovattante gabbia ritmica, fatta di suoni filtranti e densi, derivi eccessivamente verso canoninicità melodiche a base di archi digitali e classico Hard Soul anni 90, cosi come talvolta sembra adagiarsi su stile maturo e collaudato ma fatalmente privo dell’inventiva e sorpresa tipica di molti suoi 12″.
Laddove i giri non perdono il tempo è però magia di soul contemporaneo come pochi altri al mondo sanno fare. “Do The Right Thing” è un pulsare lisergico di arresti e ripartenze di midi elettrificati. “Give It To You” con alla voce la divina Ultra Naté è puro soul postmoderno che fonde orchestrazioni della tradizione 70s e vibrazione sensuale da club. Fatale e ammaliante senza scampo alcuno l’Hard Soul filtrato e notturno di “Don’t You Worry” che tra echi Disco sospinge il calore vocale della nostrana Georgia Cee, prossima stella del firmamento pronta a risplendere ed accecare. Quentin Harris dimostra di non possedere forse la piena capacità di giostrare la lunga distanza come i concittadini Moodyman e Theo Parrish, i quali però non hanno l’immediatezza e la disinvoltura sul singolo episodio del nostro. Un artista in continua progressione, pronto a stupire ad ogni remix o singola produzione, sempre in pista per cullare e far vibrare il danzare contemporaneo su suoni intensi e vitali, lontano da vuote glacialità prive d’anima e mielosità da radio edit.

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