PREDATORS | Nimrod Antal

 

PREDATORS

Uscire da un cinema dopo aver visto un action movie americano nel 2010 e non essere delusi o insoddisfatti. Già di per se questa è una notizia tale da poter dare non trascurabile dignità al progetto di Robert Rodriguez, che qui saggiamente decide di stare in disparte e lasciar campo artistico al buon Nimrod Antal, onesto mestierante con in curriculum alcune ottime cose. Predators, che a tutti gli effetti può esser considerato il terzo episodio della saga, diverte ed intrattiene senza prendersi troppo sul serio o almeno non sempre. Laddove infatti il film non convince appieno è proprio nel tentativo di vivere nell’equlibrio tra un impeccabile omaggio al b-movie di stampo action dei gloriosi anni 90 ed una opinabile quanto occasionale autorialità action, come si volesse sancire la contemporaneità del progetto e non essere un semplice e dignitoso omaggio. Affascinano alcune scene di raccordo dalle inquadrature non banali, che ridisegnano in maniera interessante l’inutile paesaggismo che domina Hollywood dal Signore Degli Anelli in poi, e convince molto la scena che vede Laurence Fishburne salire in cattedra, stranamente e lungamente lenta ma dal finale dal discreto stile. Non convince affatto invece la volontà di umanizzare forzatamente il tutto, indagando eccessivamente i rapporti interpersonali e presentando i personaggi in un lungo e piuttosto noioso incipit che sa tanto di Lost prima stagione. Ed è un gran peccato perché tutto ciò svilisce un ottimo cast, infarcito di caratteristi di livello che avrebbero potuto rendere molto di più se sfruttati in manera più fisica, sottolinendo le sfumature comportamentali più che gli slanci verbali, cosa in cui il capostipite è stato maestro per una decade intera. Quando però l’azione prende il sopravvento il regista ungherese da il meglio di se riuscendo a filmare con la giusta decisione, senza eccessivi movimenti di macchina e montaggi troppo serrati, in definitiva sfuggendo ai principali limiti dell’action americano di questi anni 2000 e riuscendo anche a ritagliarsi gustosi momenti di esplosiva lentezza come nella scena del combattimento con spada da samurai. Ancora è presto per lasciarsi andare a toni trionfali, come solitamente accade di questi tempi non appena esce un fim più che accettabile, il segnale però è buono e c’è da sperare che per il futuro si continui con progetti  come questo, dal budget più misurato e direzione artistica più controllata che permetta di far dirigere agli Antal piuttosto che agli McG (Terminator Salvation, Charlies Angels).

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