IL SENTIERO | Jamila Zbanic | ANTEPRIMA
Jamila Zbanic torna al cinema dopo debutto con “Grbavica” premiato con l’Orso d’Oro alla Biennale del 2006. Ne “Il sentiero” la Zbanic si affida ad una storia semplice per arrivare a toccare temi molto complessi e profondi.
Amar e Luna, sono una coppia di giovani innamorati, vivono insieme, hanno un lavoro e cercano di avere un bambino, ma la loro apparente serenità nasconde ferite e sogni infranti. Amar spesso alza troppo il gomito e questo suo vizio lo porterà a perdere il lavoro. Da qui in poi Amar e Luna si troveranno ad un bivio. Amar troverà conforto nella religione, diventando un musulmano ortodosso. La fede ritrovata gli da forza e serenità ma rischia di allontanarlo irrimediabilmente da Luna.
Zbanic ci permette di buttare un occhio su una piccola parte della Bosnia contemporanea, su come possono essere le divisioni anche all’interno della stessa cultura islamica e su come le ferite create dalla guerra pesino ancora su chi l’ha vissuta in termini di separazioni e sradicamenti.
Ma “Il sentiero” è anche un film sulla forza delle donne, che nonostante fragilità, dubbi e paure hanno la forza di continuare dritte per la loro strada, che hanno l’umiltà di guardarsi indietro senza orgoglio e paura e in questo trovano la molla per andare avanti
Affascinante il canto del muezzin nella moschea, anche se non sarebbe stata una cattiva idea sottotitolarlo.
I muezzin cantano sempre l'adhān che è composto di 7 invocazioni per i sunniti e 8 per gli sciiti. Le invocazioni sono, nell'ordine: Allah è Sommo – Non c'è altro dio al di fuori di Allah – Maometto è l'Inviato di Dio – Affrettatevi alla preghiera – Affrettatevi alla felicità – Affrettatevi all'opera migliore (recitata però solo dagli sciiti) – Pregare è meglio di dormire (recitata solo al mattino) – Allah è Sommo – Non c'è altro dio al di fuori di Allah. La ricerca di Incisioni audio degli l'adhān è stata la mia chimera per anni. Bei tempi, quando i dischi si compravano e ti facevano anche impazzire quando non esistevano…
potrei aver sbagliato chiamandolo muezzin. in quanto non cantava dal minareto, ma durante una funzione in moschea.. forse non era un invito alla preghiera ma una preghiera vera e propria. era bellissimo da sentire, e forse era meglio concentrarsi sul canto che sulle parole… però che palle non sapere l'arabo!
in realtà il muezzin volendo è anche una specie di pastore, celebra anche le funzioni e può anche capitare che canti in moschea estratti del corano in maniera non tanto dissimile da quello che fanno i pretti battisti delle chiese afroamericane, certo il piglio e l'approccio è assai diverso.
bello!
che recensione entusiasta!