IL QUARTO TIPO | Olatunde Osunsanmi

 

Non siamo molto affascinati di solito da esperimenti cinematografici che si propongono come innovazioni che raramente si rivelano davvero tali, ma abbiamo dato uno strappo alla regola per Il Quarto Tipo e qualcosa di nuovo lo abbiamo notato.
Il fatto di impiantare la struttura del film su un mix split screen fra scene reali (non poi davvero così reali?) e rifacimenti cinematografici ha dato qualcosa a un film che mixa fantascienza, psicologia e la bellezza di una brava Milla Jovovich in maniera mediocre.
Alcune connessioni logiche hanno la stessa credibilità delle televendite delle macchine per addominali e ci hanno tolto quasi subito la possibilità di sentire i brividi che un film horror deve dare.

La regia di Olatunde Osunsanmi è piena di dissolvenze e giochi di messa a fuoco interessanti, ma tutto ciò non basta a migliorare il cuore del film che sembra un po’ raffazzonato, mischiato, confuso. Molte idee si sovrappongono, molte cose non hanno fine, non hanno un fine, ci si domanda dove finiscano.

Brevi flash:
Gli alieni si impossessano delle persone a mo’ di indemoniati in stile esorcista.
Gli alieni si esprimono in lingua sumera.
Gli alieni rapiscono le persone e le riportano a casa poco dopo.

Già questo forse potrebbe bastare, di certo a noi è bastato.

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