ERYKAH BADU | Live @ Auditorium – Roma 20/07/2010
Abbiamo già speso 40 secondi qui per commentare il suo ultimo lavoro in studio, The Return of the Ankh. Parliamo invece ora di un live, e come sempre per questa performer, ci vengono in mente solo aggettivi come divino e magnetico. Non importa che lei sia ingrassata, che sottolinei le rarissime e pur armoniche pecche vocali o di tempo con qualche battuta sorridente, che sembri insomma essere scesa di un gradino dall’olimpo degli dei e di essersi avvicinata ai mortali. Erykah rimane, esteticamente, artisticamente e vocalmente, una spanna al di sopra di qualsiasi definizione di soul/nu soul/hip hop/jazz e di qualsiasi paragone con altre pur bravissime colleghe.
Si muove poco attraverso il palco, il corpo accompagna la voce con movimenti lenti e spesso esagerati, caricaturali. Gli occhi sono tutti solo per lei. Sprigiona grazia ed incredibile magnetismo. E’ nel più classico dei modi una Diva, in cui le doti vocali, artistiche, canore, musicali, di presenza scenica sono davvero ed indissolubilmente tutt’uno.
Il concerto parte con alcuni pezzi dell’ultimo anno, per scivolare piano verso il passato, album per album, fino ai pezzi rivisitati quanto basta di Baduizm, come sempre i più cantati dal pubblico. Pubblico immancabilmente in visibilio ed adorante, ma purtroppo troppo timido per alzarsi in piedi se non nei momenti finali. E come sempre lei non ha fatto mancare nulla, salendo sul palco in un abito dai sapori africani e man mano spogliandosi di giacca, gonna, scarpe e rimanendo in abitino rosso e turbante. Un cenno incuriosito meritano le disciplinatissime coriste, perfettamente a tempo negli accenni di ballo, di nero vestite e mai sorridenti, messe lì a sottolineare l’unicità della Divina.
I momenti più intensi sono stati Window Seat, Didn’t Cha Now (“this is my favourite song can I sing it for you?”), una fantastica rivisitazione di Love of my life, giusto per voglia manieristica di citarne alcuni. Inutile aggiungere che il live ha meritato per intero e in ogni sua parte.
“It’s bigger than religion It’s bigger than my niggas It’s bigger than the government, Hip Hop”.
