L’ULTIMO TERRESTRE | Gian Alfonso Pacinotti
Qual’è il tempo necessario per capire se ci troviamo di fronte a una buona o un cattiva pellicola?
Gian Alfonso Pacinotti, meglio conosciuto come Gipi, fumettista già premiato nel 2006 al Festival di Angouleme, ci toglie il dubbio sul suo primo lungometraggio, in concorso alla 68° Mostra del Cinema di Venezia. L’Ultimo Terrestre non sarà un capolavoro, ma per essere un’opera prima, è sicuramente degna di essere
presentata alla Biennale.
Ambientato in un futuro molto prossimo, in una sedata e rassegnata Italia, invasa da sempre piu’ grossi e assurdi cartelloni pubblicitari, l’assurdo entra nella realtà, e il Paese si prepara ad affrontare l’invasione di “Esseri di Luce” in grado di distinguere il bene dal male. Ma l’arrivo degli extraterrestri è solo il contesto che accompagna la vicenda personale ed intima del protagonista, un uomo qualunque con enormi problemi relazionali.
Nel film c’è tanto. Forse durante il primo tempo si potrebbe avere una vaga sensazione di noia e di esser capitati davanti a una grossa stupidaggine, non si riesce ad entrare veramente nella storia, tutto sembra troppo monotono e distante. Ma dopo alcuni colpi di scena è il film a entrarti dentro con prepotenza, dando cosi’ un senso a tutto il resto, e offrendo numerosi spunti su vari temi che ci riguardano da vicino. Anche se, come dice il regista, quasi scusandosi: “il cuore della narrazione, il motivo profondo del racconto…è a tutti gli effetti una storia d’amore” .
Non è facile come si dice nel film, distinguere il bene dal male, ma il nostro giudizio finale non puo’ essere altro che buono.
Il tempo necessario a capirlo è poi soggettivo. Sta a voi andare a guardarlo per togliersi ogni dubbio. Io lo consiglio.


