I GUARDIANI DEL DESTINO | George Nolfi
Ennesimo film in pochi mesi proveniente dagli States caratterizzato da un velo di fantascienza in mondi contemporanei ed il puro intrattenimento come obbiettivo. Il film offre una versione assai personale del racconto di Philipp Dick “Squadra riparazioni” e mira molto alto per temi e argomenti. Piuttosto inevitabile sfociare nel filosofico quando lo spunto iniziale è l’universo Dickiano, ci vuole però comunque del coraggio per far ruotare tutto ll racconto, di quello che rimane un film di genere, intorno a destino, libero arbitrio e amore. Nolfi non di meno dosa con equilibrio cotanto esistenzialismo. Parte del merito sta in una scrittura leggera ma non superficiale che affida la sottolineatura di temi cosi densi più all’insistenza e alla determinazione del personaggio che ad una pericolosa verbosità dei dialoghi. La tensione è sempre palpabile ma mai invadente o forzata e l’intrigo sovente lascia il passo alla grazia di una storia d’amore che è reale protagonista del racconto, contrapposta con la sua immanenza ad un destino di splendore identitario, visto come contraltare inevitabile all’anonimato in cui il singolo affoga una volta assorbito nell’alveo della coppia. Il merito principale dell’opera però è ascrivibile ad una eleganza estetica sorprendente per un esordiente. Campi lunghi di grande impatto fotografico, movimenti di macchina lenti e progressivi, stacchi di montaggio generalmente docili ma energici ed efficaci quando l’azione si fa più serrata. Un generale gusto retrò in grado di non sconfinare mai nella coolness esasperata. Fantascienza come sfondo e strumento per parlare di amore e necessità, il genere e l’intrattenimento risultano quindi al servizio di un cinema di spessore mai serioso, insospettabilmente leggero, delicato eppure elegante e profondo. In America da qualche tempo si battono sempre più colpi positivi in tal senso.


